Penso ad un Teatro libero, libero e anonimo.

 

Nel momento in cui si mette in gioco non è più di nessuno ed è di tutti allo stesso modo.

 

Autore, regista, attore, tecnico, pubblico. Una unità imprevedibile e mai uguale a se stessa.

 

Mai esattamente solo dell’autore, del regista, dell’attore, del tecnico, del pubblico.

 

E’ l’impossibile reso possibile. E’ il conosciuto liberatorio. E’ provocazione e rassicurazione,

 

pungolo e guanciale di piume. E’ stupore. E’ il mondo dell’Uomo universale.

 

E’ emozione. E l’emozione è di tutti e per tutti.

 

E ora sbaglio, come una battuta dimenticata, e ti scrivo ogni nome, come ci si aspetta,

 

come da copione, perché il teatro è fatto di donne e di uomini.

 

Donne e uomini che faticano a sognare e sognano di faticare,

 

sognano e faticano da esseri umani, mortali e fallibili per poter dire almeno quella volta:

 

sono io, sono proprio io e sono qui, e per un attimo forse sentiremo un unico respiro, ti aspetto.”

 

Oneiros Teatro

 

 
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